Ricerca e Sviluppo

ECAMRICERT, grazie alla professionalità dei suoi tecnici, ha sviluppato nel tempo esperienze e competenze trasversali nella ricerca e nell’innovazione strategica. In questo contesto svolge abitualmente attività di Ricerca e Sviluppo (R&D) coinvolgendo i diversi settori in progetti cofinanziati a livello regionale (fondi POR Veneto e FSE), nazionale ed Europeo (Horizon 2020). ECAMRICERT accompagna in questa crescita anche i propri clienti sostenendoli nella partecipazione, pianificando le attività di ricerca, selezionando i migliori centri universitari nazionali ed europei, costruendo percorsi formativi finanziati, il tutto orientato al miglioramento continuo sia del prodotto che del processo.

Europei


1. Brevetto europeo “Elemento ottico diffrattivo”
2. Brevetto europeo “Procedimento per la produzione di un pane in cassetta a base farina e di un composto fermentato di origine latte e da colture batteriche pure”

Nazionali


1. Brevetto italiano “Metodo per identificare nel tempo colonie di batteri e miceti da latte”
2. Brevetto italiano “Processo per la produzione di conglomerati cementizi a base di scarti industriali di limo di marmo additivati con scarti di caffè macinato esausto”

Europei


Il progetto B-IMPACT (Bronze-IMproved non-hazardous PAtina CoaTings) ha mirato a sviluppare rivestimenti protettivi innovativi eco-compatibili e non pericolosi per proteggere le superfici in bronzo esposte all’ambiente esterno. I manufatti e i monumenti in bronzo esposti all’aperto sono infatti soggetti a processi di degrado, specialmente in ambienti inquinati. Il processo di corrosione e il degrado della stabilità e dell’aspetto della superficie si verificano sia su superfici in bronzo di nuova esposizione che su superfici di bronzo “vecchie”. La loro protezione e manutenzione è una grande sfida, che richiede uno sforzo economico continuo. Nel campo della conservazione dei Beni Culturali, sono state trovate formulazioni personalizzate “pronte per l’uso” basate su strategie di protezione avanzate per ridurre i costi di manutenzione e soluzioni di conservazione efficienti per gli utenti finali, comprese le autorità locali e altri attori (architetti, artisti, musei, ecc.)

Iniziato a marzo 2015 finito a marzo 2017

Il potenziale innovativo ed economico dei MNM (Manufactured Nano Materials) è minacciato da una limitata comprensione dei relativi problemi EHS (Environment, Health and Safe). Mentre i dati sulla tossicità sono continuamente disponibili, la rilevanza agli occhi dei legislatori è spesso poco chiara o non dimostrata. Il restringimento dei tempi di commercializzazione dei nuovi MNM comporta la necessità di un’azione urgente da parte delle autorità di regolamentazione. NANoREG è il primo progetto del 7 ° PQ a fornire le risposte necessarie ai regolatori e ai legislatori su EHS collegandole a una valutazione scientifica dei dati e dei metodi di prova. Sulla base delle domande e dei requisiti forniti da legislatori e stakeholders, NANoREG ha fornito: risposte e soluzioni da dati esistenti, integrati con nuove conoscenze; una serie di procedimenti con strumenti per la valutazione del rischio, la caratterizzazione, i test di tossicità e le misurazioni dell’esposizione degli MNM; nuove strategie di test adeguate ai requisiti di innovazione; una stretta collaborazione tra autorità, industria e scienza che ha portato ad approcci di gestione del rischio efficienti e praticamente applicabili per MNM e prodotti contenenti MNM. L’approccio interdisciplinare che coinvolge i tre principali soggetti interessati (regolamento, industria e scienza) ha contribuito in modo significativo a ridurre i rischi derivanti dagli MNM nei prodotti industriali e di consumo.

http://www.nanoreg.eu/

Iniziato a marzo 2013 finito a dicembre 2016

Iniziato a febbraio 2015 finito a gennaio 2017

Nonostante il numero crescente di macromolecole con un potenziale impatto nel trattamento di malattie sistemiche devastanti, queste terapie non sono riuscite a soddisfare le loro aspettative perché non possono essere somministrate nella maniera più efficiente in termini di costi e con la massima ricezione del paziente: la via orale. La disponibilità di una forma di somministrazione orale contribuisce a un notevole miglioramento delle terapie classiche e a un aumento del numero di nuove terapie fattibili. Per raggiungere ciò, l’obiettivo finale di Trans-INT è stato quello di progettare dei nano trasportatori specificamente adattati per affrontare l’ecosistema gastrointestinale e usarli per lo sviluppo di nuove nanomedicine orali per malattie ad alto impatto socioeconomico (cioè malattie metaboliche, antidolorifici). Il concetto alla base di TRANS-INT è la progettazione razionale delle nanomedicine orali basate sulla sicurezza, sulla meccanica, bioingegneria (nano strasportatori multifunzionali: alto carico utile, protezione dai farmaci, trasporto efficiente di farmaci, rilascio controllato) e criteri di tecnologia farmaceutica (tecnologia e stabilità scalabili). Il progetto è iniziato con piattaforme di nano trasportatori su cui i partner hanno avuto libertà di operare: nanocapsule, nanoparticelle, micelle composte da combinazioni di lipidi, polipeptidi e polisaccaridi, fino all’ottimizzazione e alla ridefinizione di nano trasportatori selezionati. Il progetto ha permesso di creare: un prototipo di nano trasportatore orale con un pacchetto GLP-tox completo, che potrebbe essere applicato per la consegna di un numero elevato di molecole di peptidi; una nanomedicina che soddisfa i criteri del profilo del prodotto target , con un pacchetto completo di valutazione preclinica; una sostanziale conoscenza integrativa sulla fattibilità e il potenziale dei nanotubi orali e i prodotti nano farmaceutici.

http://www.trans-int.eu/

Iniziato a maggio 2012 finito a aprile 2017

Una delle maggiori sfide per i legislatori nel panorama in continua evoluzione dei nuovi nanomateriali è come progettare e implementare un processo normativo sufficientemente robusto da gestire un sistema di nanomateriali manifatturieri (MNM) che si diversifica rapidamente nel tempo. Ma non è solo una questione di complessità perché i nanomateriali sono un problema per i legislatori anche per la loro validità dei dati che diminuisce col tempo, così come dice il noto principio dell’emivita dei fatti (Samuel Arbesman, 2012). Questo significa che ciò che è una verità accettata ora, non è più valida tra 20 o 30 anni. La sfida è quella di costruire un sistema normativo sufficientemente flessibile da essere in grado di affrontare nuovi obiettivi e requisiti in futuro e in questo sarà d’aiuto lo sviluppo e l’introduzione di principi Safe by Design (SbD). La credibilità di un tale sistema normativo, sostenuto dall’implementazione di SbD, è essenziale per l’industria, che pur accettando la necessità di una adeguata regolamentazione richiede che questa possa esser perseguita in modo economicamente vantaggioso e rapido. Il progetto NanoReg2, costruito attorno alla sfida di accoppiare SbD al processo normativo, dimostrerà e stabilirà nuovi principi e idee basati sui dati degli studi di implementazione della catena del valore per stabilire lo SbD come pilastro fondamentale nella validazione di un nuovo nanomateriale manifatturiero. È ampiamente riconosciuto dalle industrie e dalle agenzie di regolamentazione che sono urgentemente necessarie strategie di raggruppamento per nanomateriali. L’ECETOC ha formato una task force sul raggruppamento nanomateriali e anche all’interno del WPMN dell’OCSE un gruppo lavora sulla categorizzazione NM. Tuttavia, finora non è stato possibile stabilire concetti di gruppo affidabili e regole accettate. I concetti di raggruppamento sviluppati da NanoReg2 possono essere considerati una grande innovazione, pertanto i documenti di orientamento sul raggruppamento NM non solo sosterranno le industrie o le agenzie di regolamentazione, ma sosterrebbero anche il lancio commerciale di un nuovo NM.

http://www.nanoreg2.eu/

Iniziato a settembre 2015 finirà a agosto 2018

Nazionali


Il progetto SEAL (Smart&safe Energy-aware Assisted Living) si è prefissato l’obiettivo di sviluppare nuove conoscenze, prodotti e servizi per introdurre nel mercato sistemi per ambienti domotici (AAL, Ambient Assisted Living) che implementino servizi orientati alla sicurezza (delle persone e degli ambienti) ed alla sostenibilità (in termini di efficienza energetica). In questo SEAL si colloca nella tematica relativa allo sviluppo di Smart Cities, che prevede l’integrazione di unità (a livello di edificio, struttura, comunità) che operano esse stesse in modalità intelligente.

Il progetto si è articolato in 7 Obiettivi Realizzativi (OR):

OR1: Materiali e processi: materiali e tecnologie di trasformazione innovativi
OR2: Dispositivi: dispositivi meccatronici innovativi
OR3: Azionamenti: attuatori elettrici ad alta efficienza e affidabilità
OR4: Reti di dispositivi: sistemi domotici per il miglioramento della gestione energetica, del comfort ambientale e della qualità dell’aria, della sicurezza e controllo degli accessi
OR5: Reti di videocamere: reti di videocamere per la videosorveglianza e l’assistenza agli utenti
OR6: Integrazione sistemi e dati: infrastruttura del sistema domotico residenziale o di AAL, fusione di dati provenienti da sensori eterogenei
OR7: Sperimentazione: sperimentazione dei prototipi presso le PA, con verifica delle prestazioni del sistema

I servizi innovativi si sono collocati nei settori della sicurezza dell’utente e nella gestione energeticamente efficiente di edifici (due degli ambiti ritenuti al momento di maggiore interesse per i potenziali utenti di sistemi domotici).

L’obiettivo finale del progetto SEAL è stato lo sviluppo di metodologie per sistemi intelligenti basate sulla mutua interazione fra dispositivi (reti di videocamere, reti di sensori, e dispositivi di attuazione, pensati come elementi logici e non necessariamente fisicamente distinti) in modo da costruire delle reti multiagente eterogenee per ambienti domotici (AAL, Ambient Assisted Living) che implementano servizi orientati alla sicurezza (delle persone e degli ambienti) ed alla sostenibilità (in termini di efficienza energetica e uso consapevole delle risorse). Per il raggiungimento di tale obiettivo, si sono sviluppati sia dispositivi innovativi che un’infrastruttura generale di sistema per l’elaborazione dell’informazione condivisa in rete. Questa è basata su un protocollo non proprietario e aperto, in grado di gestire il flusso di dati, alla quale i vari sottosistemi (dispositivi, sensori e attuatori) si interfacciano come plug-in, prelevando o immettendo informazione in modo trasparente all’utente fruitore dei servizi. Al fine di conseguire l’obiettivo finale, si sono sviluppati soluzioni e applicazioni all’avanguardia nei seguenti settori di ricerca: materiali e processi produttivi innovativi, azionamenti elettrici ad alte prestazioni ed efficienza per sistemi meccatronici, reti integrate di sensori ed attuatori distribuiti di natura eterogenea, reti di videocamere, aspetti socio-sanitari e giuridici per sistemi di AAL.

Iniziato a marzo 2013 finito a dicembre 2016

Regionali


L’endoterapia delle piante legnose consiste nell’introdurre prodotti fitosanitari caratterizzati da proprietà sistemiche direttamente nel tronco mediante iniezione ed usufruire della traslocazione di tali sostanze attraverso il sistema linfatico con la finalità di trattare ogni parte dell’albero.

Nelle zone urbane l’endoterapia rappresenta la soluzione migliore, in quanto non espone né l’operatore né gli abitanti alla dispersione dei fitofarmaci tipica di altri trattamenti quali irrorazioni, pennellature e iniezioni al terreno. Il tutto con la massima efficienza dal punto di vista del quantitativo di prodotto utilizzato e con una deriva nell’ambiente circostante sostanzialmente azzerata. La società è molto sensibile a tale tematica, tanto che l’Unione Europea prevede verosimilmente di rendere i trattamenti del verde pubblico esclusivi per l’endoterapia dal 2014.

L’iniezione al tronco o alle radici tramite sistemi a pressione invasivi non è pratica nuova, considerando che i primi lavori con immissione forzata sono legati agli studi della nutrizione degli alberi degli anni ’30 (Collison et al., 1932). Tale metodo comporta però il danneggiamento dell’albero stesso, a causa del numero considerevole di fori effettuati con il trapano elettrico (danni da asportazione di tessuti, riscaldamento del cambio, embolizzazione e creazione di soluzione di continuità per eventuali patogeni).

Con lo scopo di evitare tali alterazioni è nato BITE (acronimo per Blade for Infusion in TrEes), invenzione dell’Università di Padova. La sua innovativa lama lenticolare si inserisce fra le fibre senza asportare tessuti legnosi e permettendone una veloce cicatrizzazione. Con tale metodo si può anche evitare di effettuare una pressione artificiale e optare per un’infusione legata all’effetto Venturi creato dalla lama e all’assorbimento naturale a pressione atmosferica, la cui velocità dipende dalle caratteristiche della pianta, dalla fase fenologica e altri parametri fisiologici (es. massa fogliare e stato sanitario) e dalle condizioni. Esistono sei principi attivi attualmente autorizzati per l’endoterapia in Italia, che coprono ben poco lo spettro dei binomi ospite-parassita: il Tiabendazolo (un fungicida autorizzato solo nei confronti dell’antracnosi del platano), l’Azadiractina, il Clorpirifos-metil, l’Imidacloprid e l’Abamectina (insetticidi ed acaricidi) e il Glifosate (un diserbante). A causa della scarsissima disponibilità di formulati efficaci, con questo progetto si è affrontato un programma pluriennale di ricerca incentrato sull’ottimizzazione di nuovi endoterapici ad un livello di specificità superiore.  Punto fondante del progetto è stata la valutazione di principi attivi di fitofarmaci (fitoregolatori, dissecanti, fungicidi e insetticidi) già autorizzati in Europa ed eventualmente lo studio di molecole non ancora testate, insieme alla sperimentazione di veicolanti e formulazioni che li rendono affini alla linfa (es. pH, salinità,..) e permettono il perfezionamento del trattamento. Tali soluzioni sono state testate in campo per la singola specie vegetale e il patogeno associato. Il tutto in un’ottica globale di inquadramento del sistema albero-patogeno-ambiente grazie all’analisi delle caratteristiche ambientali (ad esempio radiazione, ventosità, temperatura e umidità dell’aria, resistenza stomatica, grado di saturazione del terreno, …) al momento del trattamento, al fine di ottenere le combinazioni più efficaci e versatili. I campi di applicazione sono stati dunque i più svariati, dal verde pubblico ai frutteti, alla ricerca delle soluzioni più ecocompatibili. Le analisi dei residui dei fitofarmaci nelle foglie e nei frutti, a tempi cadenzati dal trattamento, sono stati dunque la chiave per selezionare le combinazioni più efficaci dal punto di vista del debellamento della malattia ma con i tempi di carenza più brevi.

Iniziato a febbraio 2015 finito a aprile 2016

SVILUPPO DI APPROCCIO INTEGRATO PER L’INNOVAZIONE, L’EFFICACIA E LA SICUREZZA IN AMBITO ALIMENTARE

Il progetto si inquadra nel contesto della specializzazione smart agrifood come sviluppata nella strategia regionale s3 del veneto. Partendo dalle analisi dei punti di debolezza del settore in regione, quali il prevalere di realtà produttive di modeste dimensioni, e la conseguente difficoltà a cogliere le opportunità di innovazione, il progetto vuole sviluppare strumenti utili alle PMI per poter incrementare in modo semplice, rapido, e sostenibile, l’innovazione dei prodotti alimentari. In particolare, le attività sono focalizzate sulla traiettoria di sviluppo “nutrizione, salute e sicurezza alimentare”. Fra questi tre temi, la sicurezza rappresenta un aspetto che le aziende in generale ritengono più importante, come indicato dal rapporto RIS3 del Veneto (pagina 95). Al fine di valutare la sicurezza di nuovi ingredienti e formulazioni, il progetto svilupperà un prototipo integrato ed automatizzato di un modello digestivo umano in vitro, progettato e validato secondo standard europei e rispondente alle norme di legge. Dal punto di vista dell’innovazione, saranno applicate le nanotecnologie quale tecnologia abilitante. Dal punto di vista delle PMI, le nanotecnologie permettono l’innovazione dei processi di trasformazione, e quindi la valorizzazione delle produzioni vegetali, anche di nicchia, attraverso una differenziazione marcata rispetto a prodotti già presenti sul mercato. Ingredienti innovativi trovano applicazione, ad esempio, in integratori alimentari, alimenti funzionali e a fini medici speciali, categorie di prodotti che hanno un grande valore aggiunto. Per quanto riguarda i driver di innovazione, e facendo riferimento alla politica europea sull’invecchiamento attivo, la malnutrizione rappresenta una delle cause principali della fragilità e del calo delle capacità cognitive dell’anziano. L’uso di cibi funzionali e integratori è parte integrante del modello NUTRILIVE (Illario et al., 2016) per un invecchiamento attivo. Lo sviluppo e la verifica di efficacia e sicurezza di prodotti specifici, ad alta biodisponibilità e tarati per le condizioni nutrizionali e di salute, può essere un fattore decisivo nel miglioramento dello stato nutrizionale, completando una dieta sana ed equilibrata ed allo stesso tempo aiutando la prevenzione del decadimento funzionale e cognitivo.

Iniziato a febbraio 2017 finirà a gennaio 2018